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    15 ottobre 2026

    La transizione climatica entra nelle decisioni economiche

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    Per anni la sostenibilità è stata considerata soprattutto una questione di reputazione e responsabilità d’impresa. Oggi incide direttamente sul costo del capitale, sull'accesso al credito, sulla valutazione del rischio, sulle scelte degli investitori e sulle richieste dei clienti lungo le filiere produttive. In altre parole, incide sul valore d'impresa.

    Anche in Italia la transizione è già una realtà misurabile. Lo studio presentato in occasione di ESG Connect 2026 ha analizzato 1,8 milioni di società di capitali italiane. Circa un'impresa su cinque è esposta a un rischio di transizione alto, e queste imprese generano oltre 745 miliardi di euro di ricavi. Si tratta quindi di una componente rilevante e strutturale del sistema produttivo nazionale.

    Questo resta vero anche in una fase in cui l'Europa sta semplificando gli obblighi di rendicontazione. Le regole possono cambiare, ma banche, investitori e grandi committenti continuano a chiedere informazioni. Anzi, dove l’obbligo si allenta, la capacità di raccogliere, interpretare e utilizzare i dati diventa un elemento distintivo per imprese e operatori finanziari.

    In questo scenario, il rischio climatico, e in particolare il rischio di transizione, sta già cambiando i piani industriali, i modelli di business e l’allocazione del capitale. Per le imprese e per il settore finanziario è ormai una questione che riguarda le decisioni strategiche e la gestione del rischio.

    La transizione energetica, infatti, non può più essere letta esclusivamente come una sfida ambientale. È una leva di politica industriale e uno dei più grandi processi di riallocazione di capitali, tecnologie e competitività che l'Europa abbia avviato negli ultimi decenni.

    I numeri lo confermano. L'Unione Europea punta a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. I sistemi di carbon pricing coprono ormai circa un quarto delle emissioni globali e generano ogni anno decine di miliardi di dollari.

    Per i settori energia, trasporti e costruzioni, gli investimenti allineati alla Tassonomia europea dovranno passare da circa 142 miliardi a oltre 234 miliardi di euro entro il 2030, con oltre 92 miliardi di euro aggiuntivi da mobilitare.

    Per questo motivo la domanda centrale non è più quali organizzazioni abbiano annunciato obiettivi Net Zero. Il tema diventa capire quali imprese dispongano delle risorse finanziarie e della capacità di esecuzione necessarie per trasformare tali obiettivi in risultati concreti.

    In prospettiva, il vero fattore differenziante non sarà la presenza di un impegno climatico formale, sempre più diffuso tra le organizzazioni. A fare la differenza saranno la credibilità delle strategie adottate, la capacità di sostenere finanziariamente il percorso di trasformazione e la velocità con cui imprese e istituzioni sapranno convertire gli obiettivi in investimenti concreti. In un mercato che sta progressivamente riallocando capitale verso nuovi modelli produttivi, i target rappresentano soltanto il punto di partenza.

    ESG Connect 2026

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